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 | Crimini d'odio |
"Nessuno negli Stati Uniti dovrebbe mai avere paura di camminare mano nella mano con la persona che ama". Con queste parole Barack Obama ha firmato mercoledì scorso la legge intitolata a Matthew Sheperd, uno studente del Wyoming assassinato undici anni fa perché era gay. Presenti alla cerimonia c'erano i genitori del ragazzo ucciso e membri della famiglia del senatore Ted Kennedy, che a lungo aveva sostenuto la legge, ma era morto prima di poterla vedere approvata
AprileOnLine, 30 ottobre 2009
A chi sostiene che oggi, nel XXI secolo, non c'è più differenza tra destra e sinistra, che la politica è convergenza al "centro" e che non ci sono più discrimini valoriali tra i partiti, vale la pena ricordare la storia di questa legge e di quelle che l'hanno preceduta. La prima legge contro i crimini d'odio, con specifico riferimento alla razza, all'origine nazionale e alla religione di appartenenza della vittima, è del 1969, e costituisce l'ultima conquista della ventennale battaglia per i diritti civili che, sotto le presidenze democratiche di John Kennedy e di Lyndon Johnson, portò all'approvazione delle leggi del 1964 e del 1968. Dopo la lunga stagione repubblicana, in cui sotto la spinta degli evangelici cristiani prevalse nel paese una diffusa omofobia (e misoginia), sotto la presidenza democratica di Bill Clinton venne emanata nel 1994 una nuova legge che includeva tra i crimini di odio anche quelli contro gli omosessuali o comunque motivati dal reale o percepito orientamento sessuale della vittima. Clinton aveva cercato di porre fine alla discriminazione nei confronti dei gay nell'esercito, ma, sotto i violentissimi attacchi della destra e dei generali, aveva dovuto fare marcia indietro accontentandosi dell'equivoca formula "non dire e non chiedere". Tuttavia, la legge del 1994 costituì un importante passo in avanti rendendo un reato federale le minacce o le aggressioni motivate dall'identità sessuale della vittima e aumentando drasticamente le pene.
Dopo otto anni di presidenza repubblicana, il nuovo Congresso a maggioranza democratica ha approvato ora la legge più aperta e generale sui crimini d'odio: non solo la razza e la religione, come nella legge del 1969, non solo l'orientamento sessuale come in quella del 1994: d'ora in poi saranno puniti anche i reati di minaccia, gli insulti, la violenza fisica nei confronti delle diverse identità sessuali, menzionando specificamente le persone transgender, o transessuali. La legge federale si aggiunge a quelle che molti stati (ma non tutti) hanno approvato in questi anni, prevedendo aggravanti e obbligando i procuratori federali ad intervenire.
Una legge giusta e anche una legge necessaria. Negli ultimi anni, contrassegnati dal fervore religioso dei "rinati in Cristo" che hanno dominato la Casa bianca (George Bush era tra questi), sono aumentate drammaticamente le aggressioni contro gli omosessuali e i transessuali: le statistiche dicono che nel 2008 ne sono stati uccisi 29 e molte migliaia sono stati feriti in modo grave. Ma è soltanto la punta dell'iceberg. Come ha detto Obama firmando il provvedimento, occorre combattere per porre fine a questi crimini odiosi, il cui scopo "non è soltanto di spezzare le ossa, ma di spezzare lo spirito, non è soltanto di provocare danni fisici, ma di inculcare la paura."
La legge Sheperd non porrà automaticamente fine all'omofobia e alla discriminazione basata sul sesso, naturale o acquisito, ma è un incoraggiamento a riconoscere la piena legittimità della diversità, a rispettare la sessualità, comunque si manifesti, purché non sia violenza e sfruttamento dei più deboli. Un presidente democratico ha dimostrato che i valori di libertà e di tolleranza non sono parole vuote, buone per tutti gli usi, ma che distinguono ancora oggi la destra dalla sinistra, in America e, come tristemente sappiamo, in Italia.
Stefano Rizzo
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