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Attualità"Se dipendesse da me gli spacciatori dovrebbero trovarsi un lavoro, sudarsi il pane. In tour mi bombo di pane e miele. Qualche fetta prima di andare sul palco e Renà si trasforma in Sansone. Si figuri se prendessi gli eccitanti, sarei un uragano..."

Panorama, 6 novembre 2009


Due mollettine fissate all'altezza delle tempie per liberare lo sguardo dai capelli e sei faretti puntati sul viso: alle 18.30 in punto inizia l'operazione trucco e parrucco. Un'ora e mezzo di Zero show che precede lo spettacolo vero, il secondo sold out nell'arena Nelson Mandela di Firenze.

"Ma quanto siete stati carucci, vi voglio bene, grazie davvero di tutto. Mi riportate voi in albergo?", chiede il re dei "sorcini", mentre agita nell'aria un cotton fioc come se fosse il pennello di un artista. "No, alla fine del concerto la prenderà in consegna un'altra pattuglia, per questo siamo passati a salutarla". Un bacio nell'aria e un sorriso: così Renato Zero congeda gli uomini della polizia che l'hanno scortato dall'albergo al backstage.

"Un tempo mi caricavano di peso sui carrettoni della Celere perché mi travestivo. Mo' a momenti mi mettono sul palco. E vabbè, d'altra parte sono passati 40 anni. E 40 chili," commenta con il sorriso beffardo di chi sa che nella vita la leggerezza (dell'anima, non del corpo) conta. "Ero uno scheletro. Adesso non dico che sono un ippopotamo, ma il fisico si è trasformato".

Nelle sue parole, però, non c'è rimpianto o nostalgia per il bel corpo andato: "A me il chirurgo plastico manco s'avvicina.
No, i ferri addosso non me li metteranno mai. Quel che si vede è tutta roba mia, pezzi originali. Che è 'sta mania del restauro? Trovo patetica la corsa per fermare il tempo, per tenere imprigionato il corpo in un involucro fintamente giovane. Tanto, prima o poi, bisogna fare i conti col calendario. Ho imparato a non scompormi quando mi dicono: 'Renà, hai messo su un paio di chili?'. Sì, e allora? Tanto io e lo sport non andiamo d'accordo".

Trecentomila copie in 7 mesi dell'ultimo cd, Presente, 30 concerti sold out in prevendita e uno Zero day il 10 dicembre, a Milano, in cui gli verrà consegnato il premio videoclip italiano, sono le ennesime conferme di un successo senza tempo.
"Potevano andarsene, cercarsi un altro artista preferito, invece i miei fan sono tutti qua. Non è che me la canto e me la sono, ma io sono un investimento sicuro. Questo bisogna dirlo: non li ho mai traditi, non mi sono comportato in modo che potessero vergognarsi di me. E guardi che ai tempi dei concerti nei tendoni da circo mi sono fatto davvero il mazzo: non avevo nemmeno il camerino. Tra una canzone e l'altra mi infilavo collant e stivali in un'auto piazzata dietro il palco. Un freddo porco. Sono uno che si è sempre dato tantissimo".

Il tempo di dirlo e sulla porta del camerino spuntano le due vincitrici di un concorso che ha come premio una gita nell'area più impenetrabile della vita di un cantante: il backstage. Se lo mangiano con gli occhi, piangono, si avvicinano con reverenza e non si fanno mancare un classico: "Renato, questo è il giorno più bello della nostra vita". Lui le abbraccia, afferra un paio di foto e verga di suo pugno una dedica. I minuti passano, l'operazione trucco e parrucco entra nel vivo. "Ho sempre speso un sacco di soldi per i trucchi, anche quando non avevo una lira. Vivevo a pane e make-up".

Il clima è rilassato, ma a un certo punto scatta l'"allarme piccirillo". "Dov'è andato? Era qui nella valigia dei trucchi" sbotta Renato. La scomparsa del magico pennello mobilita l'assistente, Angela, che inizia la caccia all'oggetto smarrito.
Della squadra in tour fa parte un personaggio famoso, ovvero Piero "Rock" Fiacchini, 49 anni, fratello minore di Zero.
Giubbotto di pelle con borchie d'acciaio e anelli a forma di teschio grandi come noci, Piero racconta: "Nella vita faccio l'autista per il ministero dell'Economia, qui invece faccio assistenza per i fan delle prime file. Se vedo che sono 'secchi' o con gli zuccheri al minimo, gli passo l'acqua o le merendine".

Fra una passata di cerone e una matita che corre intorno agli occhi, Zero va a ruota libera. E quando il suo portavoce, Riccardo Vitanza, pronuncia la parola colesterolo, si palesa il medico che è in lui: "Quello è roba seria. A Riccà, ti consiglio io un farmaco. Dammi carta e penna: dieci gocce, due volte al giorno. Dammi retta, questo è meglio di un'assicurazione sulla vita. Fatti fare la ricetta, perché è costosetto, così paghi solo il ticket".

Mentre l'ora X si avvicina e il profumo del cibo che arriva dal catering si diffonde, piovono gocce di Zeropensiero: "La vacanza? Per me va bene anche Torvaianica, mica ho bisogno di andare alle Seychelles. La meta esotica la capisco quando vai a vedere come vivono davvero gli aborigeni. Per non parlare di quelli che fanno turismo sessuale, che cambiano 18 aerei e volano due giorni per farsi una trombata. Ma che roba è?".

A un'ora dall'entrata in scena il tempo comincia a scorrere lento. "Ma come fanno a essere le 8 se mezz'ora fa mi avete detto che erano le 8 meno 5? E poi questo tè freddo è moscio, si sono dimenticati la teina?". E' l'ora della partita a scopa con un collaboratore, l'ultimo fondamentale rito prima di salire le scale che lo separano dai sorcini in delirio.
Alle 9.15 esplode il boato. Renato è sul palco: "La vita, questa gran signora, si paga a ore come una prostituta [in verità dice 'puttana', n.d.r.]. E' così cara che è un lusso averla".

Gianni Poglio



 
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