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 QUELLE COPPIE DELLO STESSO SESSO

Unioni civili / matrimoni gayPerché in Italia non c'è tutela per le unioni di fatto, soprattutto omosessuali? - Il rispetto incondizionato che si deve alla persona omosessuale e ai suoi diritti non può includere matrimonio, adozione o un figlio con ricorso alla fecondazione artificiale

Famiglia Cristiana, 8 novembre 2009


Caro don Antonio, comprendo la delusione perché il Governo non abbia preso seri provvedimenti a favore della famiglia. Ma perché attaccare ogni proposta che vuole garantire una minima (ma proprio minima) tutela alle coppie di fatto, soprattutto omosessuali? L’obiezione la conosciamo: a una coppia omosessuale non può essere concesso quel che riguarda la coppia eterosessuale, che ufficializza tale unione con il matrimonio religioso o civile.

Non pensa (come cittadino e non come sacerdote) che sia giusto "concedere" un minimo di diritti anche alle coppie omosessuali, come subentrare nell’affitto della casa o l’assistenza del partner in ospedale? Capisco che dalla Chiesa non ci si possa attendere un riconoscimento, ma perché tanta acrimonia nell’attaccare continuamente chi vorrebbe fare qualcosa? Prima con il Governo Prodi, poi anche con il ministro Rotondi, che ha deciso di rivestire i panni del "cattolico adulto" smessi da Romano Prodi. Sembra quasi che "concedere" qualche diritto a qualcuno (si tratti di Dico, Pacs, Di.do.re o altra sigla) sia come togliere qualcosa ad altri. Ma un Paese laico dovrebbe garantire gli stessi diritti a tutti i cittadini.

Chi è credente seguirà i precetti di santa madre Chiesa, ma a chi è ateo o agnostico, dovrebbe essere garantita la possibilità di far scelte differenti. Non mi sembra che, nella pur cattolica Francia, l’introduzione decennale dei Pacs abbia portato il Paese sull’orlo della catastrofe morale. Anzi, lì si fanno più figli che in Italia e hanno varato politiche familiari che, in Italia, ci sogniamo.

Famiglia Cristiana fa bene a strigliare i politici che per la famiglia fanno poco o niente, ma sbaglia ad attaccarli quando propongono qualcosa a tutela di una minoranza (che, poi, non è così tanto piccola). Personalmente, vi appoggio quando prendete posizione molto dura contro le discriminazioni dei rom, dei clandestini, degli extracomunitari... Ma, in fondo, i vostri attacchi a Dico, Pacs, Di.do.re non sono anche una discriminazione verso tante persone prive di tutele?

Un giornale cattolico ha l’obbligo di far conoscere la posizione della Chiesa sui vari temi morali, politici, economici, ma volendosi rivolgere a tutti i cittadini (compresi i non credenti), non dovrebbe attaccare coloro che cercano di tutelare tali "minoranze". Forse, sarebbe meglio ignorarle. Nessuno chiede un’approvazione o una benedizione, ma nemmeno una critica costante.

Lei, tempo fa, ha scritto che «la pazienza delle famiglie italiane, un giorno, potrebbe finire». Ritengo si potrebbe parafrasare la sua frase così: «anche la pazienza di tanti cittadini, che continuano a essere considerati di serie B, potrebbe un giorno finire».

Alessandro

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In questi ultimi decenni, nelle società occidentali, è venuta progressivamente all’attenzione la questione omosessuale, in particolare con la rivendicazione di un riconoscimento giuridico delle coppie dello stesso sesso. Siamo ben consapevoli delle gravi e ingiuste discriminazioni che, nel corso della storia, le persone omosessuali hanno subìto in ogni ambito della società (sul lavoro e anche in famiglia). Proprio per questo, è doveroso ribadire con forza una verità fondamentale: ogni persona, omosessuale o eterosessuale che sia, ha diritto al rispetto incondizionato della sua dignità. Nessuno può essere discriminato, tanto meno privato dei suoi diritti.

Questo, tuttavia, non porta alla cancellazione della differenza di genere maschile e femminile, su cui si basa strutturalmente la coppia in generale e il matrimonio in particolare. Il termine coppia riferito agli omosessuali (e ancora più il matrimonio) è del tutto fuori luogo; più appropriato, forse, è il termine unione. Contrariamente a quanto si tende a far credere, l’omosessualità non è una semplice variante della sessualità umana. Questo orientamento verso una persona dello stesso sesso è un limite oggettivo a costituire un matrimonio, che è tra un uomo e una donna. Un limite, di cui la persona omosessuale non ha alcuna colpa, ma che non può essere cancellato semplicisticamente per legge.

Il rispetto incondizionato, che si deve alla persona omosessuale e ai suoi diritti non include però il diritto al matrimonio (così come all’adozione o al figlio con ricorso alla fecondazione artificiale), perché tale diritto non esiste.

Spesso la rivendicazione di questi diritti non proviene dalle singole persone omosessuali, ma dal movimento o dai movimenti che le rappresentano (o ritengono di rappresentarle). Si tratta di traguardi che non risolvono i problemi personali, ma ne creano altri.

D’altra parte, però, la società e lo Stato non possono ignorare le unioni omosessuali, sebbene rappresentino un fenomeno del tutto minoritario. Ma come legiferare nel merito? È da escludere il riconoscimento giuridico delle unioni omosessuali. Come, del resto, anche delle coppie eterosessuali di fatto. Il matrimonio tra uomo e donna è l’unica forma di convivenza che lo Stato può e deve tutelare. Se ne introduce altre, sminuisce l’unico modello di famiglia, quale bene-valore fondamentale della società. Così come è previsto dalla stessa Costituzione, all’articolo 29. Perché se tutto è famiglia, nulla più è famiglia.

In linea di principio, non è da escludere un aggiornamento del codice di diritto civile e prevedere la tutela di certi diritti delle persone omosessuali che convivono, ad esempio in ambito assistenziale per malattia e ricovero, successione nel contratto di locazione, e altri ancora. Ma siamo nell’ambito dei diritti individuali.

Così si tutelano i diritti delle persone conviventi e, insieme, si riconosce formalmente che il matrimonio è l’unica forma di convivenza tra uomo e donna. E non già una delle tante possibili. Non giova a nessuno, nemmeno alle persone omosessuali, confondere e omologare realtà che sono sostanzialmente diverse.

D.A.



 
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Art. 8 della Costituzione federale Svizzera: Uguaglianza giuridica

1. Tutti sono uguali davanti alla legge.
2. Nessuno può essere discriminato, in particolare a causa dell’origine, della razza, del sesso, dell’età, della lingua, della posizione sociale, del modo di vita, delle convinzioni religiose, filosofiche o politiche, e di menomazioni fisiche, mentali o psichiche.


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