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 | Il mondo umano dei trans |
I’m just a sweet transvestite from Transexual, Transylvania » cantava l’alieno Frank-N-Furter di Rocky Horror Picture Show. Beh, a quanto pare l’astronave è definitivamente atterrata, e gli alieni hanno fondato una stirpe
L'Unità, 5 novembre 2009
Solitamente alla periferia del discorso, abiette o perturbanti, le persone trans oggi conquistano la scena pubblica perché regine di quella privata. Non mi piace dire “i trans”, facendone una categoria maiuscola e spogliata di un’equazione personale. I miti abitano la nostra fantasia,manella vita preferisco parlare di persone. La cui dignità va tutelata a partire dal linguaggio. La notizia del giorno riguarda le persone MtF (Male to Female). E la domanda del giorno è: «perché un uomo può desiderarle?». I toni di tale domanda sono molti, per lo più increduli o orripilati. Se per Freud la sessualità femminile era un “continente nero”, oggi il mondo inesplorato sembra quello delle sessualità maschili - e questo mio uso del plurale è già un’indicazione.
Prima di cercare risposte pret-à-porter, mettiamoci in testa che, nel campo delle sessualità, nonc’è mai una risposta sola. Il fatto che la sessualità implichi una compenetrazione di corpi e di bisogni rende le sue infinite variazioni strumenti ideali per rappresentare i desideri, i conflitti e le trattative nelle relazioni con gli altri. Tra i tanti commenti ascoltati in questi giorni teniamo pure i migliori, ma solo come ipotesi. E per piacere buttiamo il resto, soprattutto le banalità e le cattiverie. Può darsi che un uomo oppresso dalle responsabilità (non c’è bisogno che sia famoso) senta il bisogno di allentare il nodo scorsoio della sua cravatta rifugiandosi in un’alcova, uno spazio precluso alla vista, quindi estraneo ad ogni altro spazio “visibile” della sua giornata. Può darsi che allenti anche le difese e vada alla ricerca/acquisto di un accudimento intensivo, ma non impegnativo perché “a termine”. Come canta una Mina transgender: «Se gradisci posso offrirti un caffè, ma fra un’ora fuori di qui c’é il taxi». Il contrasto tra esibizione e segretononè trascurabile. Questa dimensione segreta, pagata ma anche “rubata”, può intrecciarsi, contaminarsi, con la colpa e la vergogna della propria “debolezza”. In certi casi potremmo parlare di omosessualità negata, travestita da eterosessualità. Ma altre volte si tratta di un desiderio che trascende il confine omo/etero e che, attraversando le sue stratificazioni, si rivolge ai genitali maschili senza poter rinunciare a forme femminili. O viceversa.
Forse è la ricerca letterale di una combinazione misteriosa di accoglienza materna e fermezza paterna. Non solo un uomo-donna,mauna donna che è (o è stata) un uomo, e quindi hauncorpo che ha attraversato i generi. Un corpo simbolicamentecosì complessoda permettere la speranza di nuovi equilibri, più psichici che sessuali.Unapassività maschile senza il fantasma della vergogna.Unabbandonoal femminile senza il fantasma della tutela. Spesso su tutto questo c’è il denaro con la sua capacità simbolica di organizzare le distanze. Vendo, compro, pago: tra noi, dunque, la sicurezza, più o meno illusoria, di una transazione che garantisce uno spazio protetto da regole. Nelle persone trans qualcuno vede la sommatoria onnipotente di codici sessuali confusi, il richiamo archetipico di un induismo antico o il mito artificiale di una postmodernità che ci spinge a violare un limite naturale. Umberto Galimberti lo chiama severamente «il progressivo avanzare dell´indifferenziato», «la più grave di tutte le regressioni». Come se i limiti della natura non fossero costruzioni della cultura. Al teorema dell’onnipotenza Pedro Almodovar oppone invece quello dell’autenticità, con le parole di Agrado, la trans di Todo sobre mi madre: «uno è tanto più autentico quanto più assomiglia all’idea che ha di se stesso». La nostra mente spesso si nutre di dimensioni mitiche, ma in certi casi è meglio rivolgersi all’umano. Umanizzare il mito trans, e riportarlo tra noi. Finché resta unoggetto mitico, sublime o abietto, non potrà che abitare mondi segreti. Molte persone trans (ripeto: persone) vorrebbero invece un lavoro “normale” che non trovano. Un matrimonio “normale” che non possono avere (di questi giorni la vicenda di don Alessandro Santoro, rimosso dal suo incarico per aver celebrato in chiesa il matrimonio di Sandra Alvino, nato uomo e ora donna, con il compagno di una vita). In materia sessuale scrivere l’ultima parola è difficile e pericoloso. Non domandare mai, diceva Jung, «che cosa uno faccia, bensì come lo fa».
Vittorio Lingiardi
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